Quando non sto molto bene fisicamente, o magari sono un po‘ giù, mi preparo un bel tè o una tisana con il miele. Mi rilassa, mi dà quella bella sensazione di calma. E ogni volta che lo faccio, penso a quanto lavoro c’è dietro quel cucchiaino che sciolgo nella tazza.
Ti sei mai chiesta come fa un liquido leggero e acquoso come il nettare a diventare il miele denso e dolce che trovi nel vasetto? Il processo è affascinante, e oggi te lo spiego in modo semplice.
Cos’è il nettare e cosa contiene?
Il nettare è il liquido zuccherino che i fiori producono per attirare le api (e altri insetti impollinatori). È composto principalmente da:
Acqua — in grande quantità, spesso oltre il 70-80%
Zuccheri — soprattutto saccarosio, glucosio e fruttosio, in proporzioni diverse a seconda della pianta
Piccole tracce di sali minerali, aminoacidi, vitamine e sostanze aromatiche, che danno al miele finale il suo profumo caratteristico
Ogni pianta produce un nettare leggermente diverso, ed è proprio questo che dà origine ai vari tipi di miele, con colori e sapori differenti.
Come l’ape raccoglie il nettare?
Quando un’ape bottinatrice si posa su un fiore, succhia il nettare con la sua „lingua“ (la proboscide) e lo immagazzina in un piccolo organo interno chiamato borsa melaria (o „stomaco del miele“), separato dallo stomaco vero e proprio dove digerisce il proprio cibo.
Durante il volo di ritorno all’arnia, il nettare comincia già a trasformarsi: l’ape aggiunge enzimi speciali (soprattutto uno chiamato invertasi) che iniziano a scomporre gli zuccheri complessi in zuccheri più semplici, più facili da digerire e da conservare.
Cosa succede quando l’ape torna all’arnia?
Arrivata all’arnia, l’ape bottinatrice passa il nettare a un’altra ape, detta „ape ricevitrice“, attraverso un piccolo scambio bocca a bocca chiamato trofallassi. In questo passaggio, il nettare viene ulteriormente arricchito di enzimi.
L’ape ricevitrice deposita poi il nettare in una celletta del favo, dove inizia la parte più delicata del processo: l’evaporazione dell’acqua.
Perché l’acqua deve evaporare?
Il nettare, appena raccolto, contiene troppa acqua per poter diventare miele: se rimanesse così com’è, fermenterebbe rapidamente. Per questo le api si mettono al lavoro per farla evaporare, sventolando le ali sopra le cellette aperte per creare una piccola corrente d’aria continua all’interno dell’arnia.
Questo processo può richiedere da qualche ora a un paio di giorni, a seconda dell’umidità dell’aria e della quantità di nettare da trattare.
Quando il miele è pronto?
Quando l’acqua è scesa a una percentuale bassa (di solito intorno al 17-18%), il miele è pronto: a quel punto le api chiudono la celletta con un sottile strato di cera, chiamato opercolo. È proprio questo il segnale che aspettiamo noi apicoltori per sapere che è arrivato il momento della smielatura.
In breve: da nettare a miele.
Per riassumere, il nettare diventa miele grazie a due trasformazioni principali:
- Trasformazione chimica — gli enzimi delle api scompongono gli zuccheri complessi in zuccheri semplici
- Trasformazione fisica — l’acqua in eccesso evapora, rendendo il miele denso e stabile nel tempo
Un lavoro incredibile, se ci pensi, fatto da un insetto così piccolo. Ogni volta che apriamo un vasetto di miele, dentro c’è tutto questo processo — e tanta pazienza da parte delle nostre api.
